Sotto il ghiaccio
Jan è poco più di un cucciolo quando un gioco sul lago ghiacciato lo mette faccia a faccia con un vecchio grizzly appena uscito dal letargo. L’inseguimento arriva là dove il lago si fa fiume e il ghiaccio non perdona.

L’orso, esasperato da quella reazione, nel tentativo di liberarsi dalle mascelle che lo ferivano, si alzò sulle zampe posteriori e con tutto il peso del corpo, ringhiando spaventosamente, si buttò con le zampe anteriori contro il lupo steso a terra.
Il ghiaccio, già compromesso da numerose crepe, cedette improvvisamente, facendoli affondare entrambi in acqua.
Sotto il ghiaccio, la temperatura del lago sfiorava lo zero. Sentirono immediatamente l’impatto fisico della differenza di temperatura. In quelle condizioni climatiche era impossibile sopravvivere bagnati per più di pochi minuti.
In breve tempo l’ipotermia rendeva insensibili le estremità, la circolazione veniva velocemente limitata alla zona centrale del corpo e già dopo pochi minuti iniziava un congelamento irreversibile degli arti.
Vennero entrambi fuori annaspando, nel tentativo di risalire sulla crosta dura ma sicura del ghiaccio, dimentichi dell’inseguimento, intenti a sopravvivere alla nuova situazione.
La corrente dell’emissario, in quel punto ancora debole, iniziò lentamente a fare leva sulla parte del corpo immersa, spostandola in direzione del fiume, cosicché si trovarono aggrappati con le zampe anteriori al bordo della frattura attraverso la quale erano sprofondati, fianco a fianco, a stretto contatto, toccandosi involontariamente nello strenuo tentativo di risalire.
La grande massa dell’orso fu la prima a essere travolta dalla lenta ma potente spinta dell’acqua. L’animale, incapace di trovare un appiglio che potesse sostenere il suo peso, frantumava il ghiaccio non appena faceva forza per sostenersi.
Venne a trovarsi sott’acqua, con tutto il corpo disteso parallelamente alla superficie. Rimase appeso, come un trapezista che, scivolato, si aggrappi alla corda con le ascelle facendo forza con le braccia. Solo il lungo muso rimaneva ancora fuori dall’acqua consentendogli di respirare. Ma la situazione era insostenibile. Presto, una piccola onda superò l’ostacolo e invase gli orifizi del naso.
L’acqua gli corse giù per la gola costringendolo a un violento colpo di tosse. La potenza della contrazione del diaframma gli provocò un generale sussulto dei muscoli e l’animale trasse a sé anche le zampe anteriori.
Un’area di circa un metro quadro attorno all’orso si spezzò, andando in frantumi, facendogli perdere la presa e mandandolo completamente sott’acqua.
In quell’istante, mentre affondava, l’animale vide il lupo che, più leggero, era riuscito a risalire sulla superficie del lago e, con un ultimo gesto disperato, morse la lunga coda che pendeva ancora in acqua, tenendola stretta con i denti.
Insieme vennero trascinati dalla corrente che sotto il manto ghiacciato era veloce e incontrastabile.
Percorsero diverse decine di metri sotto il ghiaccio, oramai disgiunti, con le fauci chiuse, gli occhi disperatamente aperti.
Era come essere immersi nella pece. L’acqua sembrava nera e la luce che proveniva dalla banchisa era soffusa, spaventosamente rassicurante.
Trasportati, affondarono di un paio di metri, iniziando ad accelerare man mano che si avvicinavano al punto in cui il lago si concedeva al fiume emissario.
Trascorsi circa trenta secondi dal momento in cui erano affondati, giunsero al fiume.
In quel punto l’acqua era profonda trenta centimetri e talmente veloce che il ghiaccio non era riuscito a formarsi.
Jan, grazie alle piccole dimensioni, fuoriuscì nuotando all’esterno, soffiando e starnutendo nel tentativo di espellere l’acqua inalata nei polmoni. Zoppicando sulla zampa sinistra, si diresse verso la riva dove cadde in preda a conati di vomito e tremiti di freddo.



